Non chiamiamola tragedia – alcune riflessioni dopo l’ennesima strage al largo di Lampedusa

5 ottobre 2013
Scritto da Radio Kairos

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“Tragedia del mare”: è così che hanno titolato molte redazioni in relazione a quanto successo il 3 ottobre al largo di Lampedusa, dove a poche ore di distanze due barche, su cui viaggiavano persone in fuga dall’Africa, sono naufragate causando la morte di più di un centinaio persone.

“Tragedia del mare”. Forse è il caso di riflettere sulle parole che usiamo per rappresentare quanto è successo.
Una tragedia ci richiama qualcosa di improvviso, che ti cade addosso dall’alto, senza preavviso, senza bussare. Mettiamo in mezzo anche il mare – non si capisce bene se come volontà immanente – e pensiamo a uno tsunami, al Titanic, al Triangolo delle Bermude: ma nel nostro caso non c’è traccia di alcun moto ondoso anomalo, nessun iceberg, nessun best seller romanzesco che cavalca una leggenda popolare, tantomeno c’è traccia Di Caprio che grida in prua ad una nave – con nostro eterno imbarazzo – di essere il re del mondo.

Quello del 3 ottobre non è stato un episodio imprevedibile e non è stato causato da un evento naturale incontrollabile. Sono morte oltre 100 persone nella strage del 3 ottobre per lo stesso motivo per cui negli ultimi decenni ne sono morte altre 20.000 (si legge “ventimila”) cercando di raggiungere le coste italiane: per le nostre politiche migratorie, nostre come stato e nostre come Europa, che non consentono a chi fugge da scenari di povertà e guerra e persecuzione di arrivare in sicurezza e con dignità nel nostro paese per chiedere asilo, per avere delle migliori prospettive di vita, per godere dei diritti che spettano a* cittadin* di un paese democratico.

Invece di proclamare il lutto nazionale all’indomani della “tragedia”, è altro quello che chiediamo Ai Ministri della Repubblica, ai presidenti delle Camere, alle istituzioni europee, alle organizzazioni internazionali: ci uniamo all’appello lanciato da MeltingPot per mettere la bando la legge Bossi-Fini e aprire invece, a livello europeo, un canale umanitario affinché chi fugge dalla guerra possa chiedere asilo direttamente alle istituzioni europee in Libia, in Egitto, in Siria o lì dove è necessario (presso i consolati o altri uffici) senza doversi imbarcare alimentando il traffico di essere umani e il bollettino dei naufragi.

Puoi farlo anche tu, firmando l’appello online che trovi qui
www.meltingpot.org/Appello-per-l-a…ml#.Uk56s2SLVLm

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