Alicé, la street art e gli efficientissimi vigili di Bologna

22 ottobre 2013
Scritto da Radio Kairos

da Gastrica

Alicé, nome d’arte di Alice Pasquini, è un’artista: illustratrice, pittrice, graphic designer, scenografa. E street artist.

Alicé rilascia un’intervista al Corriere di Bologna perché in città ci sono alcuni pezzi da lei realizzati su pensiline degli autobus, muri e porte.

Dopo meno di un mese, viene denunciata alla Procura dai vigili del reparto sicurezza urbana e antidegrado della Municipale di Bologna: leggo su Radio Città del Capo, “(i vigili) si sono attiviati dopo che nell’intervista AliCè ha citato i suoi lavori in via Centotrecento, via Mascarella, via Zamboni, Pratello e Bolognina e l’hanno denunciata per imbrattamento. Dalla ‘tag’ i vigili sono arrivati in breve ai diversi siti web che propongono disegni simili a quelli bolognesi, ed è stato semplice identificarla. Dopo aver riscontrato “elementi oggettivi” e “inconfutabili” circa la condotta criminale di cui all’articolo 639 cp” è scattata la denuncia alla Procura.”

E già ci sono almeno 3 dati interessanti: la sorprendente celerità e la straordinaria efficienza dei vigili; l’esistenza stessa di un reparto sicurezza urbana e antidegrado, probabilmente finanziato dalla Marvel; lo spietato lavoro di intelligence di questi agenti che meriterebbero un encomio e una promozione – con trasferimento all’antimafia.

Dopodichè, parliamo del fatto che Alice Pasquini è un’artista riconosciuta a livello internazionale e che, personalmente, trovo meraviglioso che un’artista prenda in mano una bomboletta (o un pennello, uno stencil, della carta e della wheat paste) e “regali” a tutt* un pezzo in uno spazio pubblico, che lo faccia fuori da una logica di mercato, che lo faccia perchè trova irresistibile il fatto di dipingere in strada.

Parliamo del fatto che se sto aspettando un autobus (in ritardo) di Tper per cui pagherò un biglietto da 1,50 € (come la metropolitana a Parigi: così, per dire), mi fa stare bene aspettare il suddetto mezzo pubblico di scarse prestazioni guardando il pezzo gentilmente dipinto sulla pensilina.

Parliamo del fatto che non ho capito il discorso di Ronchi che dichiara che:

A) bisogna mappare le zone dove si può fare della street art;

B) sulle chiese non si può dipingere.

Parliamo del fatto che non capisco il discorso che fa Ronchi per il semplice fatto che

A) non è possibile pensare che se dipingo dove ho il permesso allora quella è street art / public art / valorizzazione dello spazio pubblico, mentre se dipingo senza permesso allora è degrado – perché il valore artistico di quello che faccio non lo determina il permesso rilasciato da un’amministrazione locale;

B) magari usciamo da questo brutto trip degli street artist che dipingono sulle chiese, un’evenienza alla Dan Brown sotto acido: ma chi li ha mai vist* fare un pezzo su una chiesa? le chiese non sono a rischio, alle chiese non verrà fatto un restyling in chiave urban, non c’è bisogno di preoccuparsi per le chiese: tutt’al più, ci sarebbe bisogno di far pagare l’ICI sulle chiese – ma questo è un altro trip.

Parliamo del fatto che a Londra (Londra, quella in Gran Bretagna: lo stesso paese dove se un deputato della Camera dei Comuni prende 100 sterline di troppo in rimborsi spese, poi si dimette di sua sponte – a proposito di rispetto delle regole) stanno provvedendo a mettere pannelli di plexiglass sui muri per proteggere i pezzi che qualcun* ha fatto illegalmente. Parliamo del fatto che per riconoscere un valore ai pezzi sui muri non è il caso di aspettare che qualcun* vada a fare uno strappo e lo metta poi all’asta da Sotheby.

Parliamo del fatto che, sempre a Londra, la street art è una risorsa economica, una di quelle sostenibili per uscire dalla crisi perché legata al turismo culturale: case editrici indipendenti hanno pubblicato guide che mappano percorsi urbani da seguire per rintracciare le opere degli/delle street artist, giovani storici dell’arte / associazioni / web magazine specializzati propongono visite guidate per i/le turist*.

Parliamo del fatto che siamo – come al solito – in leggera controtendenza: se hai il successo che ti meriti, se lavori nel campo per cui hai studiato, se ti fanno un’intervista, se rivendichi il tuo lavoro di street artist, bene che ti vada arriva il reparto sicurezza urbana con una denuncia. E poi parlatemi della fuga dei cervelli.

E chiudo parlando del fatto che vorrei ringraziare Alice Pasquini per avere regalato a Bologna quei pezzi. E che vorrei rassicurarla sul fatto che, nonostante le apparenze, non ci siamo proprio tutt* fottut* il cervello. E che a Bologna esiste almeno una buona praticata di massa – quella dei party di finanziamento per pagare le multe.

Alicé

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