Bersagli & Bavagli – una risposta alla campagna di Grillo “Un giornalista al giorno”

10 dicembre 2013
Scritto da Radio Kairos

alessandro pantani

Da un paio di giorni dai canali ufficiali di Beppe Grillo (sito e pagina Facebook) è partita l’ennesima offensiva nei confronti dei giornalisti italiani. Niente di nuovo, per carità. L’ex comico ci ha abituati da tempo a leggere le sue invettive contro una categoria asservita alla Ka$ta colpevole di oscurare l’operato dei suoi fedelissimi o – addirittura – di muovere critiche ai due leader del M5S.

Quello che invece c’è di nuovo (e grave) è la scelta, infelice e con un pericoloso retrogusto di olio di ricino, di realizzare una lista dei giornalisti “nemici”, da mettere all’indice. Ovviamente, per mantenere la perfetta e cristallina “democraticità” tanto propugnata dal M5S, Grillo non si è limitato a redigere una propria lista ma ha invitato il suo popolo a indicargli altri nomi, altri “cattivi”, con i mezzi che gli sono propri (leggi: il commento sul sito web e sulla pagina facebook ufficiale) e con i modi tipici (invito una lettura delle centinaia di commenti ai post citati: li potete trovare, ad esempio qui http://www.beppegrillo.it/2013/12/giornalista_del_giorno_maria_novella_oppo_lunita.html )

Toni e metodi che la mia generazione sperava di aver relegato in un (brutto) passato, atteggiamenti che puzzano di quel ventennio di cui – evidentemente – non ci siamo liberati. Liste ed elenchi che richiamano alla memoria spettri che – per chi ha la pazienza di ascoltare – non se ne sono mai andati dai racconti di chi ha vissuto gli anni più bui della nostra storia.

Caro Beppe, non è un mistero che tu non mi sia mai piaciuto: lo sanno i miei amici, lo sanno le persone con cui vivo e lavoro. Ma questa volta ti riconosco un merito: m’hai fatto paura e chi mi conosce sa che non succede spesso.

Mi permetto di prendere a prestito le parole del tuo secondo “giornalista del giorno”, Francesco Merlo de La Repubblica:
” [...] è giusto ricordare che gli ultimi elenchi di giornalisti, le ultime schedature di “obiettivi sensibili”, le hanno fatte in Italia quelli che poi, dopo qualche anno, aspettarono in via Solferino Walter Tobagi. E, a ritroso, i camorristi che inseguirono la Mehari di Giancarlo Siani e i mafiosi che pedinarono Pippo Fava sino alla sede del teatro stabile di Catania. È vero che Grillo non è ancora terrorista né camorrista né mafioso. Sempre più però il suo codice di violenza, i suoi roghi, le sue scomuniche, i suoi avvertimenti, i suoi manganelli foscamente rimandano alla “sgrammatica” dei terroristi, dei camorristi, dei mafiosi.”

Le parole, caro Beppe (e tu lo sai meglio di tanti altri) sono pericolose e vanno usate con cautela. Le parole armano le mani dei fanatici, di quelli che – per disperazione o ignoranza – non pensano o non lo fanno più. Le parole prendono la forma dei proiettili e dei bastoni. Le parole condannano e uccidono. Lo sanno bene Mino Pecorelli e Giancarlo Siani E tanti altri.

E grazie a te oggi lo sanno bene tutti quelli che, come me, con fatica e passione, praticano una professione difficile, spesso infelice, sempre più precaria e fatta di stage non pagati e di sfruttamento del lavoro e di non riconoscimento di una professionalità degna.

Da oggi, grazie a te, chiunque si permetta di dissentire con i tuoi toni e modi, con le tue campagne, con le tue idee o posizioni, ha un bersaglio sulla schiena o sul cuore. Glielo hai messo tu e chiunque abbia scelto di seguirti in questa delirante campagna.

Io sono un giornalista sportivo, roba da poco, gentaglia che non si occupa di politica. Potrei anche fare spallucce e tornare a scrivere di dribbling, Seconda Categoria e calcio minore, ma questa volta proprio non mi va. Ho deciso che questa volta non vinci tu. Non ci sto. Non mi va di far vincere la paura.

E per dirti che non ci sto ho scelto di metterci la faccia (e il nome, il cognome, il numero di quel tesserino da pubblicista che mi sono sudato una “cartella” alla volta) e di venire a “giocare” in casa tua (perdona il gergo calcistico, deformazione professionale): la rete.

E’ per dirti che non ho paura, che il diritto di critica – anche feroce – non me lo toglierai tu, né il tuo atteggiamento che puzza tanto di squadrismo in salsa 2.0 …Ed è una puzza che combatto da quando ho coscienza.

E chissà, magari in rete trovo qualcun altro che ha voglia di metterci la faccia e di dirti, come sto facendo io, ora, qui che “puoi mettermi addosso un bersaglio, ma non mi metterai un bavaglio”.

Alessandro Pantani
Giornalista Pubblicista
Tessera dell’Ordine dei Giornalisti numero 122379

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