Bass Drum of Death – intervista

1 dicembre 2014
Scritto da Radio Kairos

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Intervista agli americani Bass Drum Of Death di venerdi 30 novembre prima della loro esibizione al Covo Club, per la rassegna No Hope Kids. Prima tappa italiana del tour per la promozione del nuovo album Rip This. La Barbieri di MusicBox #onstage grazie all’assistenza linguistica di Giorgia Soncin, è andata a rovistare nei camerini e li ha stanati. Leggete, e/o ascoltate, fate un po’ voi.


Il vostro sito ufficiale ha come puntatore una sigaretta accesa. Quanto siete rock’n’roll da 1 a 10?

Ummm…Oggi? Probabilmente… 2, oggi non siamo molto rock’n’roll!

Venite definiti come un gruppo fortemente influenzato dal garage rock, dal grunge, dal punk e dal noise. A questo background pensate che ci sia qualcos’altro da aggiungere per la vostra formazione e ispirazione musicale?

Beh sì, sono stato abituato ad ascoltare musica anche a seconda di dove mi trovavo, magari non ti influenza per forza nel genere di musica che poi produci, ma penso che chi ascolta molta musica, la ama, e fa musica, può essere influenzato dai propri ascolti, pur non essendo necessariamente evidente nei suoi lavori. Noi ascoltiamo anche hip hop, country, altre band, quando la musica è buona la si ascolta.

Quanti anni avete? E quando avete iniziato a suonare?

Quanti ce ne date?

John 24, e Len 28.

Beh dai, buono, vi siete avvicinate. (John) Io ne ho 27 e ho iniziato a suonare dieci anni fa.
(Len) Io ne ho 30 e ho iniziato alla stessa età, si più o meno dieci anni fa.

Venite dal Mississippi. Amate il vostro paese? Com’è messa la scena musicale da quelle parti?

Dove viviamo noi la situazione è abbastanza buona, anche se è una piccola città. Essendo sede universitaria ci sono tanti giovani, gente che va e viene, e grazie a questo nascono sempre nuovi gruppi emergenti.

John, sei il fondatore dei BDoD, e fino al 2008 ti sei esibito come one-man band. Pensi che oggi la vostra dimensione live sia più potente di allora? Cos’è cambiato?

Si ora siamo una band vera. Quando ho iniziato ed ero solo, l’intenzione non era comunque quella di continuare così, era una scelta dettata dalla situazione del momento, dalla necessità. Ad un certo punto mi sono detto che sarebbe stato meglio completare i pezzi che scrivevo, trovare arrangiamenti nuovi. E quindi ho pensato che fosse il caso di andare in una direzione più tradizionale, e così ho coinvolto gli altri.

Avete girato gli USA e l’Europa in Tour. C’è un Paese, una situazione, che vi ha lasciato il ricordo migliore?

Normalmente si ricordano più le cose negative. Comunque è stato molto bello suonare in Francia, si trattava di un festival non molto grande, ma ci siamo esibiti a notte inoltrata sul mainstage, e c’era tantissima gente. È stato sicuramente uno dei momenti più piacevoli, io sono cresciuto guardando i video dei live dei Nirvana… e dal palco pensavo “Oh, merda, ma io sono qua ora”.

Due dischi in due anni, Bass Drum of Death nel 2013 e lo scorso ottobre Rip This. Continuerete ad essere così prolifici?

Beh si, mi farebbe piacere. Cerco di essere abbastanza regolare nello scrivere, però è chiaro che nella realizzazione di un disco c’è molto altro… dietro l’uscita di un album c’è tanto lavoro, ed è questo che generalmente prende la maggior parte del tempo, non tanto scrivere i pezzi e registrarli. Ovviamente il nostro scopo è fare del nostro meglio, sarebbe bello fare sempre il miglior lavoro possibile… Poi se a volte non ci si riesce, non ne facciamo un dramma.

Se non foste diventati musicisti, cosa pensate che avreste fatto nella vita?

(John) Io sarei probabilmente diventato un giocatore di basket professionista… No, sto scherzando. Non lo so proprio. Il lavoro migliore che ho fatto prima di questo è stato spostare mobili da una casa all’altra. Di base non so fare nient’altro che suonare.
(Len) Io faccio anche un altro lavoro, dipingo ritratti. Si, potrei fare il pastore forse, o comunque il leader delle folle, stare in giro, parlare alla gente. Si, fare il crowdleader.

Rip This in cosa si differenzia dal precedente album?

Il nuovo disco l’abbiamo registrato in uno studio vero, e questa è già una grande differenza.

Scrivete insieme i pezzi?

Si, abbiamo scritto qualcosa insieme e anche questa è un’altra differenza in effetti, e poi abbiamo lavorato con un producer che ci ha aiutato anche ad arrangiare le canzoni.

Le prossime date di questo tour europeo?

Dopo stasera abbiamo altre 4 date, Torino e Vicenza e poi Lione e Parigi. Dopo ci prenderemo una breve pausa.

Facciamo una foto insieme?

Oh, certo.

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